“I Pilastri” is a cycle of solo exhibitions presented by Fondazione Malutta dedicated to the foundation’s veteran artists — the solid and steadfast figures who have shaped its identity over time. Conceived by Thomas Braida and inspired by the “Pillars (Hashira)” from Koyoharu Gotōge’s cult manga Demon Slayer, the project celebrates artists who have refined their practice through relentless dedication and mastery.
Curated and organised by Thomas Braida and Anastasiya Parvanova, with the support of the members of Fondazione Malutta, I Pilastri highlights the strength, individuality, and technical prowess of each artist, revealing the distinct creative force that makes them true cornerstones of Fondazione Malutta’s artistic community. Each exhibition in the cycle is accompanied by a critical text by Beatrice Timillero.
親指
Oyayubi
La tentazione di produrre opere colossali costituisce per l’essere umano un impulso irresistibile. Siamo circondati da testimonianze tangibili di questa sfida, appartenenti a ogni epoca e luogo. Uno dei sentieri che è possibile percorrere per ragionare sull’opera “Se fossi un dito sarei così”, 2024, di Nina Ćeranić, parte dalle ombre dipinte sul mare dal Colosso di Rodi (30 metri, III sec. a.C., Grecia), e finisce tra gli alluci della Statua dell’Unità di Rajpipla (182 metri, 2018, India), sfiorando imprese titaniche come il David fiorentino e l’imponente Statua della Libertà. Questa traccia, costellata di solide pietre e metalli antropomorfi, racconta il rapporto che gli uomini e le donne di ogni tempo hanno con i propri monumenti e, in particolare, con le loro dimensioni.
Nella maggior parte di questi casi, l’essere umano viene rappresentato proprio in quanto vincitore della propria lotta; sia essa contro il tempo, un ideale, una fazione o un altro uomo, è sempre e comunque la carne a spuntarla. Ma come può essere rappresentato un uomo virtuoso rispetto a uno normale, magari anche un po’ cattivo, se quest’ultimo a grandi linee ne condivide le fattezze? Ingigantendolo!
Seguendo questa logica, sensata soltanto qualora questa scrittrice fosse riuscita a corrompervi, il gran pollice che state guardando è sicuramente migliore dei vostri. Esso rispecchia tutti i canoni necessari per essere annoverato tra i monumenti al valore: le dimensioni considerevoli (utili, come già visto, ad amplificare la nobiltà del soggetto), un certo grado di generalità (necessario ai fini dell’auto-identificazione), e una narrazione prettamente simbolica. Quest’ultima ha inizio e fine nel frammento di smalto corroso, simbolo indubbio di fatica e resilienza.
Image credits: Bianca Francesca Serafin, Anastasiya Parvanova