“I Pilastri” is a cycle of solo exhibitions presented by Fondazione Malutta dedicated to the foundation’s veteran artists — the solid and steadfast figures who have shaped its identity over time. Conceived by Thomas Braida and inspired by the “Pillars (Hashira)” from Koyoharu Gotōge’s cult manga Demon Slayer, the project celebrates artists who have refined their practice through relentless dedication and mastery.
Curated and organised by Thomas Braida and Anastasiya Parvanova, with the support of the members of Fondazione Malutta, I Pilastri highlights the strength, individuality, and technical prowess of each artist, revealing the distinct creative force that makes them true cornerstones of Fondazione Malutta’s artistic community. Each exhibition in the cycle is accompanied by a critical text by Beatrice Timillero.
レディ フランケンシュタイン
(Redi furankenshutain)
Mani, occhi, testa, torso; tutto diverso per il povero Frankenstein, la celebre creatura abbozzata con molto amore e poca grazia prima da Mary Shelley e poi dal suo dottore.
Nel romanzo originale e nei suoi adattamenti il mostro desidera una sola cosa: un proprio simile da amare. E forse una soluzione meno sanguinosa l’avrebbe potuta trovare se si fosse trovato in compagnia di “Riconosci l’angolo accanto alla finestra?”, 2024, dell’artista Barbara Prenka.
L’opera in questione infatti, come lui, vive grazie alle proprie cuciture. Le sue parti, sebbene impeccabilmente organizzate, riflettono la stessa discontinuità della creatura, l’inabilità dei suoi organi di funzionare indipendentemente.
Se smembrata, la coperta proposta da Prenka perderebbe sia la propria funzione che i possibili rimandi appartenenti ad uno specifico immaginario (basato inevitabilmente sull’idea di comfort e protezione). La sua funzionalità quindi, ricostruita tramite l’unione delle singole parti, perde di senso non in virtù della forma riraggiunta dall’artista ma a causa del posizionamento del lavoro stesso, verticale e inaccessibile. È tramite questo gioco di percezioni rispetto a una morbidezza negata che la coperta, come il mostro, viene trasformata da oggetto inanimato a cosa viva, opera d’arte.
Le parole di questo nuovo essere corrispondono alle linee affilate che lo attraversano, generando il proprio contenuto tramite lo stesse modalità di partizione di un bassorilievo. È tuttavia dalla contrapposizione delle sfumature che nasce il vero dialogo, interno all’opera ed esterno, riferito alle risposte fisiche che il colore, così accostato, può suscitare.
Che bel secondo tentativo poteva essere, per il dottore! Un equilibrio che magari, agli occhi del mostro, sarebbe persino potuto risultare sensuale.
Image credits: Bianca Francesca Serafin, Anastasiya Parvanova