“I Pilastri” is a cycle of solo exhibitions presented by Fondazione Malutta dedicated to the foundation’s veteran artists — the solid and steadfast figures who have shaped its identity over time. Conceived by Thomas Braida and inspired by the “Pillars (Hashira)” from Koyoharu Gotōge’s cult manga Demon Slayer, the project celebrates artists who have refined their practice through relentless dedication and mastery.
Organised with the support of several members of Fondazione Malutta, I Pilastri highlights the strength, individuality, and technical prowess of each artist, revealing the distinct creative force that makes them true cornerstones of Fondazione Malutta’s artistic community. Each exhibition in the cycle is accompanied by a critical text by Beatrice Timillero.
鋭い瞑想
Surudoi meisō
L’aguzza meditazione
I tatuaggi più antichi mai trovati appartengono all’Uomo e alla Donna di Gebelein, due figure misteriose vissute nell’Egitto predinastico circa 5200 anni fa. Un toro con lunghe corna e una pecora crinita per lui, e motivi serpeggianti uniti a linee stravaganti per lei, ci riportano a un mondo in cui alle immagini e ai segni veniva attribuita un’importanza diversa, legata per lo più alla sfera energetica. Molto diversa è la situazione oggi, dove tribali e morfemi cinesi possono coesistere indisturbati nello stesso corpo senza stridere troppo e, soprattutto, manifestando intenzioni diverse rispetto all’ambito rituale.
Il Pilastro Sulltane Tusha approfitta dell’ambiente di mostra per riportare l’attenzione sul tatuaggio, inteso non solo come una velleità estetica ma come un’antichissima proprietà intellettuale umana. Esponendo i suoi lavori su pelle sintetica (siete invitati alla prossima mostra in cui scuoieremo persone vere), frutto di un anno di lezioni e sperimentazioni, Tusha mostra come il concetto di pittura possa essere considerato elastico, offrendo un modo possibile di intendere la restituzione delle intuizioni avute anche senza l’uso del pennello.
Attraverso due serie distinte, da un lato i ritratti iperrealistici dall’altro le visioni astratte, l’artista indaga a fondo le possibilità del medium, restituendo due tipi di approccio diversi rispetto all’indagine; se i ritratti basano il loro sforzo sulla ricerca di un dettaglio che li animi (in questo caso i soggetti sono volti di individui molto importanti per Tusha), le opere astratte rivendicano l’estro primordiale della pittrice diventando ambienti di sperimentazione.
Image credits: Bianca Francesca Serafin, Gemma Turroni