A bi-personal exhibition by Clelia Cadamuro and Cristina Porro, “Astromimesi” is the fourth in the cycle of exhibitions held during the first months of the 60th International Art Exhibition.
Starting from the concept of astromimicry – understood as the imitation of astronomical phenomena or celestial models – the exhibition exlores the artistic practice of Cadamuro and Porro in dialogue, through the way their works imitate the forms, movements and patterns present in the cosmos. On display are individual works which, though different in technique, are formally connected by the repetition of simple shapes that recall both the micro and the macro structures of the universe. Both works represent forms suspended between the figurative and the abstract, in which colour predominates as a primary medium of communication.
Like a constellation, the works are placed freely in space, without rigid boundaries. Similar in their specificity, they belong to a shared poetics: capturing the infinite within a frame.
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Se tu fossi un toro non vedresti il rosso.
Se tu fossi un cane o un gatto, vedresti tutto grigio, giallo e blu.
Se tu fossi un ape non smetteresti mai di sbatacchiare, andando di fiore in fiore alla ricerca di disegni ultravioletti.
Se fossi un piccione o una farfalla, anche solo per un giorno, i prati e le città splenderebbero di colori nuovi, sfumature che non ti è neanche dato immaginare.
Ma se tu per caso fossi un gambero mantide: oh, che goduria! Al posto di due fotorecettori ne avresti ventuno. Forse il tuo cervello, troppo piccolo, non riuscirebbe nemmeno a processare tutti gli input.
Potresti però accontentarti di avere un pugno formidabile (una forza in newton pari ad un proiettile Calibro 22), o di vivere sereno nella tua conca sul mare, temuto e ammirato da tutti.
E invece sei stato un’anemone, una medusa, un pesce, una ranocchia, un topolino, una tigre, e ora un uomo. Anche queste son fortune.
Miliardi di anni di evoluzione perché tu possa vedere, oggi, la mostra di Spazio Joystick (escludendo, per lo meno fisicamente, la possibilità di non capirci un acca); messaggi trasmessi da un occhio all’altro, senza la necessità di parlare o esprimersi a gesti, riportati in questo caso dalle fotografie di Clelia Cadamuro e i dipinti di Cristina Porro.
Trattandosi in ambo i casi di abili manifatturiere di soggetti a colori, questa piccola analisi vuole rendere onore alle loro similitudini. Ad esempio, per quanto possa sembrare meno immediato rispetto ai lavori di Cadamuro, anche le ispirazioni di Porro provengono da un mondo contingente. Carte di caramelle, studi sul punto croce, minuscoli collage di texture dalla forma insolita; prima di esplodere, le indagini di Porro sono molto puntuali.
Nel passaggio dalla carta alla tela subentra poi l’artista come eterno bambino, l’esploratore perennemente devoto alla ricerca di nuove tecniche e materiali su cui sperimentare. Gli oggetti finiscono per essere vittime dell’astrazione, dimentichi di ogni proprietà che non sia l’impressione elargita, e ciò che resta da guardare è la personalissima visione di Porro che, seguendo la lezione di Archimede, trasforma la realtà in una brillante serie di fosfeni.
Anche Cadamuro ha davanti a se oggetti fisici. Guarda, pensa, scatta, riguarda e ricomincia a pensare. Nel suo caso il materiale raccolto è moltissimo: più alto è il numero di scatti, più aumenta la consapevolezza rispetto a ciò che la affascina. È solo grazie al tempo e al lavoro, infatti, che è possibile capire cosa sia davvero importante per sé. A questo punto subentrano diverse scremature; una volta selezionate, le opere vengono delicatamente post prodotte, allineando la fatica della fotografia moderna con quella analogica più antica.
Per Cadamauro è difficile slegare i propri lavori dai progetti di cui fanno parte. L’opera è l’opera singola, il binomio con una seconda opera, oppure l’insieme di tutti i lavori partecipi della stessa narrazione. In questo senso ogni fotografia può essere pensata come il tassello di un mosaico, composto di pietre preziose provenienti da tutto il mondo, finite e precise nella forma assegnata ma anche pronte a comporre una storia inedita.
Se, quindi, la poetica di Porro è immediatamente riconducibile ad una proporzione infinita tra micro e macro rappresentazioni, così la lettura delle foto di Cadamuro può essere effettuata in scala, come per una matrioska, scoprendo significati nuovi a seconda della distanza dalla quale le si guarda.
Disclaimer: le stampe qui esposte appartengono a progetti diversi e sono da considerare come finite, al di là delle preferenze e il metodo dell’artista.
Critical text by Beatrice Timillero.