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26.02.26 Orbi Virtuos
14.01.26 I Pilastri
15.12.25 I Pilastri
01.12.25 I Pilastri
07.11.25 Cera
02.10.25 Pelle d’Istria
31.07.25 Ottavo Clima
22.06.25 I Pilastri
31.05.25 Il profumo del tempo
01.04.25 MONSTRUM
26.02.25 I Pilastri
19.02.25 I Pilastri
11.02.25 I Pilastri
04.02.25 I Pilastri
21.01.25 I Pilastri
14.01.25 I Pilastri
19.12.24 I Pilastri
12.12.24 I Pilastri
30.11.24 SMACK!
15.10.24 FM Anthology
14.08.24 Astromimesi
19.07.24 Deus e Macine
10.06.24 CRASH
07.05.24 Voli Pindarici
Calori&Maillard
Riccardo Albiero
Luisa Badino
Sofia Battan
Thomas Braida
Lorena Bucur
Clelia Cadamuro
Ornella Cardillo
Simone Carraro
Nina Ćeranić
Brenno Damian
Nebojša Despotović
Juliana Destefanis
Sara Devetta
Giuseppe Diliberto
Bruno Fantelli
Kishor Fiorin
Elena Furlan
Enej Gala
Riccardo Giacomini
Ketty Gobbo
Andrea Grotto
Bogdan Koshevoy
Claudia Lai
Besnik Lushtaku
Fondazione Malutta Anthology
Daniela Moruz
Nikko Mundacruz
Yaël Ohayon
Edison Pashkaj
Beatrice Pistolesi
Cristina Porro
Barbara Prenka
Matteo Rattini
Giulia Rinaldi
Dionysis Saraji
Pierluigi Scandiuzzi
Mattia Sinigaglia
Luka Širok
Petra Stipanovic
Gaia Tessarolo
Maddalena Tesser
Emiliano Troco
Sulltane Tusha
Guendalina Urbani
Aleksander Velišček
Tommaso Viccaro
Moe Yoshida
Sebastiano Zafonte
Maria Giovanna Zanella
Copia di temporaneo
Elena Furlan,Gaia Tessarolo,Giulia Rinaldi,Sara Devetta,Sofia Battan,Claudia Lai,Daniela Moruz

Orbi Virtuos
22.01 ― 26.02.2026

The exhibition explores the return of esotericism as a symbolic response to the uncertainty of the present. In a context marked by hyper-connectivity, instability, and hyper-rationalism, the works on display investigate rituals, occult knowledge, and magical imagery as tools for constructing personal and collective mythologies and for navigating uncertainty. The visions presented oscillate between self-narration, magical aesthetics, and cultural critique, questioning how contemporary esotericism responds today to an ancestral need for transcendence and connection. Suspended between resistance and commodification, esotericism emerges as the language of the present. The works engage with the invisible, inviting the public to dwell in mystery, ambiguity, and doubt as active spaces of possibility.

 

ORBI VIRTUOS

L’esoterismo, con la sua promessa di segreti nascosti e verità inaccessibili alla comprensione comune, affascina da sempre. In epoche di crisi e transizione le pratiche esoteriche sono riemerse come risposte alternative al pensiero razionale dominante. Oggi, in un presente segnato da iperconnessione, instabilità e accelerazione tecnologica, il ritrovato interesse per le tradizioni arcane e misteriose si manifesta come un pozzo simbolico e inesauribile da cui attingere forme, gesti e visioni.

Il razionalismo ci sfida a non credere in niente, e noi, quasi in risposta, ci aggrappiamo a ciò che sfugge alle spiegazioni plausibili. Come magneti, siamo attratt3 da pratiche nate per interpretare l’agentività della natura, sospese tra epistemologia e magia. Ma perché questa ossessione così viva, quasi irresistibile, per l’esoterismo, il misticismo e le pratiche occulte?

Si insinua in noi il desiderio di unicità: conoscere e praticare rituali ci fa sentire speciali. Ispirandoci a nuovi guru digitali, apprendiamo come generare incantesimi di bellezza, leggere il futuro, purificare la casa o attrarre prosperità. Il diavolo, oggi, ha la forma di un “ mago, prestigiatore o illusionista, capace di ingannare con i suoi spettri i cinque sensi esterni dell’uomo”, e noi ne siamo affascinat3. Cadiamo in estasi davanti a balsami naturali, distillati di piante, pietre e cristalli che ci aiutano a manifestare; ci convinciamo della loro efficacia, mentre perdiamo – forse consapevolmente – il controllo della nostra immaginazione.

In questa tensione tra razionale e irrazionale, l’esoterismo assume anche una funzione narrativa: un modo per costruire identità. Attraverso tarocchi, simboli, costellazioni astrali o rituali ereditati (o ricostruiti), cerchiamo di abitare uno spazio intermedio tra il credere troppo e il credere a nulla. L’ atto stesso di scegliere un rituale, una simbologia o un oggetto magico diventa un’ affermazione estetica, una dichiarazione d’intenti, un consumo culturale. Promuoviamo così una cultura del simbolico, spesso travestita da spiritualità, che si sovrappone alle dinamiche del mercato e dell’identità algoritmica. L’algoritmo diventa il nuovo oracolo. Ci mostra contenuti che sembrano fatti apposta per noi, ci sussurra cosa desiderare, ci convince che il video con la lettura dei tarocchi ci stava aspettando. 

L’esoterismo diventa un’estetica, un filtro, un pattern comportamentale che rassicura, perché trasforma l’incertezza in segni da decifrare. Ma in questa danza simbolica, rischiamo di diventare consumator3 passiv3, vittime di una nuova spiritualità prêt-à-porter che banalizza saperi antichi e li trasforma in gadget da acquistare.

Emerge così la questione dell’ appropriazione: ciò che crediamo sia una riscoperta spesso è una semplificazione, o peggio, una mercificazione di pratiche spirituali complesse, provenienti da tradizioni indigene o marginalizzate, decontestualizzate e rese vendibili.  Anche l’oggetto più “naturale” può rivelarsi contraffatto, come il palo santo prodotto oggi con legno giovane e trattato chimicamente per imitare un profumo originale che, ormai, ha perso la sua autenticità. In questo paesaggio ambiguo, l’esoterismo diventa una forma di resistenza al conformismo del tutto visibile, classificabile, misurabile. È una risposta al malessere diffuso, al senso di vuoto di vite che sembrano non avere direzione. Il mistero allora non è solo fuga, ma costruzione di senso: ci distingue dalle narrazioni dominanti, propone vie di accesso alternative a una realtà che ci appare sempre più opaca. 

La mostra Orbi Virtuos esplora questo fenomeno attraverso le opere di artist3 che si confrontano con l’enigma, la simbologia occulta e il desiderio di un sapere nascosto, capace di sfidare le frontiere della conoscenza convenzionale. Le opere diventano strumenti per interrogare il mistero, costruire mitologie personali e collettive, e sopravvivere all’incertezza. Il titolo della mostra si ispira a un concetto premoderno e filosofico, secondo cui ogni corpo — celeste o terreno — possiede una propria sfera d’ azione invisibile: un’ aura, una zona liminale, un campo magnetico entro cui l’azione a distanza diventa possibile. Uno spazio circoscritto ma non materiale, descritto come un’ atmosfera sottile in cui forze impercettibili possono agire, attrarre, connettere.

Questa visione, sospesa tra scienza antica e cosmologia esoterica, evoca forme di comunicazione non lineari, vibrazionali, che sfuggono alle leggi della razionalità e aprono varchi nell’immaginario contemporaneo.

È in questo campo vibrante che si collocano le opere in mostra: visioni che oscillano tra auto-narrazione, estetica magica e critica culturale, esplorando il modo in cui l’ esoterismo contemporaneo può ancora oggi rispondere a un bisogno ancestrale di trascendenza e connessione. Non si tratta di credere o non credere, ma di osservare ciò che queste forme rivelano del nostro presente: delle nostre paure, dei nostri desideri, della nostra fame di senso.

Orbi Virtuos non offre risposte definitive: invita piuttosto a sostare nel mistero, a convivere con l’invisibile e a lasciarsi attraversare dalla potenza simbolica che ci riconnette con l’ oltre. In un’epoca che esige chiarezza, trasparenza e funzionalità, questa mostra propone un ritorno all’ombra: un invito ad abitare il dubbio, ad accogliere l’ambiguità, a contemplare l’invisibile come spazio di possibilità.

 

Critical text by Barbara Koller D’Alessandro.