Malutta looks from the inside out, across the past, present, and future in its 11 years of working together, renewing its commitment to the nourishing community. This exhibition represents an anthology of their shared path: a collection of significant moments, memories and projects that have marked the collective’s journey.
1. 12 NOVEMBRE ORE 7.30 DEL MATTINO CAMPO S. ANGELO N.3538, VENEZIA – AGENZIA DELLE ENTRATE
Sulla scalinata appena davanti al portone in noce nazionale, si profilano sei ombre, moderatamente lunghe vista l’ora. Se i primi passi erano decisi, veloci e forse marziali, man mano che le ombre salgono si fanno prima cauti e riflessivi, poi timidi e incerti, per mutare nell’ immobilità più assoluta una volta giunti in cima. Indice più che di terrore, di spaesamento, di cappella, di fare la cazzata.
M. Dai, entriamo!
P. Dove stai andando? Non vedi che c’è da prendere il numero?
T. Ah cazzo c’è da fare la fila.
M. Meglio, così possiamo ragionarla ancora un po’…
N. Io voglio solo sapere quando e dove è nata sta idea, che non mi ricordo mica…
G. Neanch’io.
S. Neanch’io.
N. Mah, forse a Casa delle Ragazze..
P. Penso che lo stimolo è nato da quando abbiamo fatto quella mostra sulle armi; avevamo capito che non c’era bisogno di dipendere da qualcun’altro, anzi che partiva tutto da noi.
B. No è tutta colpa della Vettese, io mi ricordo. Ha detto: ma dove pensate di andare voi pittori? Dovete fare gruppo!
S. No, no, non era così…
V. Chisseneffrega com’era, ragioniamo invece su come deve essere! Dai che chiamano il 28!
T. No, signora, lei era dopo di noi, torni indietro.
P. Dai non perdere tempo con la vecia, qua c’è da capire cosa stiamo per fare. Io ci credo nel gruppo. Voglio dire: siamo gente seria dai, e sappiamo il fatto nostro. Quindi non ci sto a fare una cosa a cazzo di cane.
B. Ma no, dai, guarda che veniamo tutti da atelier F, la serietà è di base!
M. Io però penso che la Fondazione debba essere aperta anche a qualcuno esterno. Che ci piace. Uno come noi.
T. Guarda che non è una Fondazione coglione, noi faremo una Associazione!
B. Si ma noi apriamo l’associazione e la chiamiamo Fondazione!
T. Noi la chiamiamo Associazione Fondazione Maluta
P. Ci sta. Ma Maluta con una o con due T?
MALUTA No, No, oh fioi! Aspetta! Aspetta!
P. Cos’è ti caghi sotto?
MALUTA Beh, fioi, insomma qua ci metto la faccia io…e poi…perché io?
B. Perché suona bene. Non senti?
M. Dai, facciamo Malutta con due T, così stai sciallo.
MALUTA Eh fio…si capisce benissimo che sono sempre io.
G. Si però é con due T.
V. Vabbè dai, è solo un nome. Qua invece c’è da decidere come sarà il gruppo. L’attitudine. La filosofia, il metodo, le capacità e il concetto di progetto, la responsabilità ontologica*…
B. …la pittura! ma secondo me basta che siamo noi stessi, sinceramente istintivi.
P. Si é vero, la genuinità sarà l’essenza di Fondazione Malutta!
G. 56! Dai che tocca a noi.
2. 12 NOVEMBRE ORE 12.45 CAMPO S. ANGELO N.3538, VENEZIA – AGENZIA DELLE ENTRATE
Fuoriescono dal portone le sei ombre, molto più corte di come sono entrate.
Anche il passo é cambiato. Né deciso,né spavaldo e nemmeno timoroso. É ora decisamente appagato, sazio.
Solo una delle ombre, la più piccola, ha di tanto in tanto un lieve pencolamento nell’incedere.
Ma aggregata alle altre, forma un unico e compatto manipolo di trionfale soddisfazione.
Le tortore tubano tra gli alberi e il vento porta i rintocchi delle campane di San Marco.
*La responsabilità ontologica – L’essere tra Heidegger e Lévinas
Nella prima opera originale di Lévinas “Dell’evasione”, l’autore dichiara che l’antico problema dell’ontologia deve essere riformulato in modo nuovo. Lévinas denuncia come insoddisfacente l’idea di essere che domina la tradizione filosofica, compreso il lavoro svolto da Heidegger in essere e tempo. Pur concordando con Heidegger nel respingere il primato degli aspetti teorici a favore dell’essere nel mondo, Lévinas rileva come l’ente non viene osservato in sé, ma subordinato all’astrazione dell’Essere. Potremmo dire che l’incontro non è con gli altri esseri, ma con l’Essere. Questo essere-nel-mondo sprofonda nel solipsismo, nell’incomunicabilità, un circolo chiuso che rimanda soltanto all’Essere e non all’altro uomo.
Per Lévinas l’essere è già un invito a uscire dall’essere. L’identità stessa del sé contiene il bisogno di evadere da sé. La claustrofobia ontologica non è negazione né privazione, bensì pienezza: la potenza dell’essere lo spinge a desiderare di uscire da sé. La necessità di evasione è l’esistenza stessa.
Quello dell’alterità è un aspetto molto importante per capire meglio l’esistenza stessa dell’uomo. Fondata su quella di un Volto che si presenta, l’alterità offre la possibilità alla coscienza personale di esistere e di riconoscersi attraverso l’accoglienza: «Solo questo movimento di accoglienza costitutivo della passività originaria che contraddistingue l’uomo lo rende veramente un essere personale».
La relazione con l’Altro si colloca sempre in uno spazio e un tempo definiti e caratterizzati. Secondo Lévinas, lo spazio umano è segnato dalla asimmetria, come le relazioni uomo-donna e padre-figlio, e ogni relazione include una differenza o sproporzione che costituisce la possibilità della responsabilità e del dono: «Tutto ciò, infatti, appartiene al tenore di senso dell’identità stessa, che non produce il senso, ma lo accoglie poiché gli viene incontro da oltre»
In “Essere e tempo” Heidegger fa riferimento alla coscienza ontologica, all’autenticità come opposta alla generalità neutra. Questa è la responsabilità dell’ente nei confronti dell’Essere. Lévinas’corregge’ questa impostazione astratta sostituendole la concretezza esistenziale della responsabilità imposta all’essere dall’altro. L’altro diventa parte integrante dell’essere essenziale dell’io e questo incontro metafisico ha un significato etico.
Il volto apre la relazione con Altri, relazione che non deve secondo Lévinas basarsi più sulla coscienza-dominio e di certo non si riduce a un concetto o categoria della mente, ma sul rispetto etico. La persona che mi è di fronte rifiuta di essere forzata in un concetto, non ammette che io lo riduca una categoria.
Etica quindi in Lévinas è filosofia prima, perché non ha bisogno della comprensione dell’Essere, non richiede l’ontologia né la metafisica, o meglio, è essa stessa metafisica. Si consuma così lo strappo inconciliabile con Heidegger.
Troco-Velišček