“I Pilastri” is a cycle of solo exhibitions presented by Fondazione Malutta dedicated to the foundation’s veteran artists — the solid and steadfast figures who have shaped its identity over time. Conceived by Thomas Braida and inspired by the “Pillars (Hashira)” from Koyoharu Gotōge’s cult manga Demon Slayer, the project celebrates artists who have refined their practice through relentless dedication and mastery.
Organised with the support of several members of Fondazione Malutta, I Pilastri highlights the strength, individuality, and technical prowess of each artist, revealing the distinct creative force that makes them true cornerstones of Fondazione Malutta’s artistic community. Each exhibition in the cycle is accompanied by a critical text by Beatrice Timillero.
天空の焼杉板
Sora no yaki sugi
(Yakisugi nel cielo)
Nello scritto “Differenza e ripetizione”, del 1968, il filosofo francese Gilles Deleuze criticava aspramente Freud e al contempo osannava le Cattedrali di Rouen di Monet. Analizzando le possibilità inesplorate insite nel concetto stesso di ripetizione, da lui intesa come un miscuglio di singolarità uniche e insostituibili, si proponeva di cristallizzare questa robotizzazione come pura affermazione del diverso. È dalla discrepanza che può nascere qualcosa di nuovo, ed è solo tramite la ripetizione che questa fertilità può essere possibile. O qualcosa del genere. Insomma, questa è una delle letture che hanno influenzato la pratica di Edison Pashkaj , mica la mia!
Con questa nuova mostra della serie “I Pilastri”, la prima di un nuovo ciclo, Pashkaj ci invita a riflettere su temi quali la trasgressione disinteressata, ovvero ciò che genera il bello a partire da forme uguali, sulla pazienza che richiede fare e guardare questo tipo di immagini e sul processo meditativo coinvolto in entrambi i sensi, sia nella creazione che nella ricezione del sospirato messaggio.
Nell’opera esposta il cielo tende all’infinito, cercando di risucchiare il punto di vista dello spettatore. Quest’ultimo sembra costretto a terra, radicato tra la densa vegetazione, immobile come i fitti arbusti che lo circondano. Con il naso all’insù vuole sognare; l’artista gli nega questa libertà, occupando lo spazio centrale della tela con uno stormo di rondini in volo. Il forte simbolismo dell’animale, unito al suo farsi barriera rispetto al tentativo di evasione, sfumano il sentimento dell’osservatore indirizzandone la percezione verso un’intima malinconia.
In questo caso la cornice, bruciata seguendo i dettami dello yakisugi giapponese, viene pensata per assorbire al meglio la luce presente nello spazio. Nonostante l’utilizzo di questa tecnica sia stata ragionato a partire da un punto di vista pratico, è giusto riflettere ancora una volta sulla meticolosità del pensiero e del gesto, mai abbandonato a se stesso e gestito sempre con una certa cautela.
Image credits: Clelia Cadamuro