“I Pilastri” is a cycle of solo exhibitions presented by Fondazione Malutta dedicated to the foundation’s veteran artists — the solid and steadfast figures who have shaped its identity over time. Conceived by Thomas Braida and inspired by the “Pillars (Hashira)” from Koyoharu Gotōge’s cult manga Demon Slayer, the project celebrates artists who have refined their practice through relentless dedication and mastery.
Curated and organised by Thomas Braida and Anastasiya Parvanova, with the support of the members of Fondazione Malutta, I Pilastri highlights the strength, individuality, and technical prowess of each artist, revealing the distinct creative force that makes them true cornerstones of Fondazione Malutta’s artistic community. Each exhibition in the cycle is accompanied by a critical text by Beatrice Timillero.
百日の雨
Hyaku-nichi no ame
La sazietà semantica è un fenomeno molto semplice e abbastanza diffuso. A discapito di una nomenclatura allarmante, si tratta forse di una delle reazioni cognitive più basilari del nostro cervello. Vi è mai capitato di leggere, scrivere o ripetere una parola fino a che questa non ha completamente perso il suo significato? Ecco. Ecco. Ecco. Ecco. Ecco. Ecco. Ecco… Del concetto originale non resta che un’impalcatura, sia essa costituita da segni grafici (come in questo caso), o dal suono delle lettere di cui si compone.
Ora, una piccola digressione: siete un pittore a caccia di lumache. La pioggia è ancora intrappolata tra i fili d’erba mentre la vostra mano tende al bersaglio. Questa volta la preda è una Rumina decollata, ovvero una chiocciola onnivora dalla conchiglia longilinea; non sa, mentre banchetta, di essere stata scelta come vostra modella.
Osservandola in seguito scorrazzare allegra sul tavolo del vostro studio, potreste restare affascinati dal dualismo intrinseco di una creatura apparentemente così banale: un guscio solido e automaticamente perfetto, che spesso corrisponde ai più alti valori della bellezza matematica, contrapposto a un corpo (o meglio, piede), morbido e informe.
Dipingendola una, due, tre, cento volte, l’ode alla lumaca e alle sue trasparenze si trasformerà in una celebrazione dei suoi punti luce, diventando progressivamente un’ode al rapporto visivo che si instaura tra soggetto osservante e oggetto percepito. Nella ripetizione, infatti, il concetto stesso di lumaca rischierà di perdere di significato; in questo caso però, il risultato della cosiddetta sazietà semantica non saranno lettere o suoni ma elementi pittorici sparpagliati sulla tela.
Questo è solo uno dei modi possibili per avvicinarsi alla serie di Riccardo Giacomini, custode di animali fantastici e santo protettore della pittura dal vero.
Image credits: Bianca Francesca Serafin